Spacciandosi per il medico dell’ospedale dove le vittime avevano fatto gli esami, comunicava false diagnosi e imponeva “terapie” oscene davanti alla webcam.
Lecce – Una telefonata, un camice mai indossato e la fiducia di 18 donne trasformata in merce per soddisfare le sue perversioni. Si spacciava per ginecologo della struttura ospedaliera dove le vittime avevano appena svolto gli esami, snocciolava al telefono false diagnosi e, forte dei loro dati sanitari, le convinceva a denudarsi e a masturbarsi davanti alla webcam nascondendo il tutto dietro la maschera di una “terapia” da accelerare. Ora Salvatore Sisto Urgo, originario di Torre Annunziata ma residente nel Materano, dovrà rispondere davanti ai giudici di Lecce di tentata violenza sessuale.
I fatti si sarebbero consumati in appena tre mesi, tra luglio e ottobre del 2021, e hanno coinvolto 18 donne tra i 20 e i 40 anni, sedici delle quali residenti nel Leccese. A far scattare l’inchiesta è stata la denuncia di una studentessa di 24 anni di Lecce, la prima ad accorgersi che dall’altro capo del telefono non c’era alcun medico, ma un impostore.
Il copione, secondo l’accusa, era sempre lo stesso e agghiacciante nella sua freddezza. L’uomo si sarebbe impossessato dei dati sanitari delle vittime, con ogni probabilità sfruttando abilità da hacker, per poi contattarle una a una spacciandosi per il ginecologo del laboratorio o dell’ospedale in cui avevano realmente svolto gli esami. Comunicava false diagnosi, seminava paura e proponeva un percorso per “velocizzare l’iter medico“: atti di autoerotismo davanti alla telecamera del computer, foto delle parti intime e informazioni dettagliate sulla loro vita sessuale.
A chiudere ogni scappatoia ci ha pensato il Gup del tribunale di Lecce, Luca Scuzzarella, che ha respinto la richiesta della difesa, l’avvocata Claudia Strafella, di procedere con il rito abbreviato condizionato a una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato. Il processo si aprirà così con il rito ordinario: sarà il dibattimento a stabilire la verità sulle accuse mosse dal Pubblico ministero Luigi Mastroniani, che oltre alla tentata violenza sessuale contesta l’acquisizione fraudolenta di dati personali e l’usurpazione di funzioni pubbliche.
Gran parte delle vittime si costituirà parte civile, assistita tra gli altri dagli avvocati Giacinto Mastroleo, Mauro Toma, Rosalba Pindinello e Antonella Corvaglia. Un dettaglio, però, rende la vicenda ancora più inquietante: non è la prima volta. L’uomo, attualmente detenuto, era già stato condannato dal tribunale di Bologna per fatti quasi identici e finì in manette una prima volta nel 2012, al termine di un’indagine della polizia postale.
Dietro lo schermo di un computer e la voce rassicurante di un finto dottore, insomma, si nascondeva un predatore che sulla salute e sul pudore delle sue vittime aveva costruito un rituale da ripetere negli anni. Ora, dopo il rinvio a giudizio, toccherà ai giudici scrivere l’ultima parola.