Salvo D’Acquisto, storia di un eroe

A distanza di decenni dal suo estremo sacrificio, il vicebrigadiere continua a rappresentare un simbolo universale di altruismo, senso del dovere e coraggio profondo.

Nato a Napoli nel 1920 in una famiglia di saldi principi morali e religiosi, Salvo D’Acquisto mostrò fin da giovanissimo una spiccata inclinazione all’aiuto del prossimo e un profondo senso di giustizia. La scelta di arruolarsi nell’Arma dei carabinieri, maturata poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu la naturale conseguenza di questa sua vocazione di servizio verso la comunità.

Dopo una prima esperienza sul fronte africano, il giovane carabiniere venne destinato alla stazione di Torrimpietra, una piccola frazione a poca distanza da Roma. In un’Italia ferita e spaccata in due dalle vicende belliche successive all’armistizio dell’8 settembre 1943, D’Acquisto si trovò ad assumere il comando interinale della stazione, diventando il principale punto di riferimento per la popolazione locale durante i mesi bui dell’occupazione tedesca.

La vicenda che avrebbe consacrato D’Acquisto alla storia ebbe inizio il 22 settembre 1943, quando un gruppo di soldati tedeschi fu travolto dall’esplosione accidentale di una cassa di munizioni in un deposito a Palidoro. L’incidente causò la morte di un militare e il ferimento di altri due.

Nonostante fosse chiara la natura fortuita dell’accaduto, i comandi tedeschi pretesero una rappresaglia e il mattino successivo, il 23 settembre 1943, rastrellarono ventidue civili innocenti del posto.

I ventidue ostaggi vennero condotti presso la torre di Palidoro, costretti a scavarsi la fossa a mani nude sotto la minaccia delle armi. Salvo D’Acquisto, interrogato a più riprese dagli ufficiali responsabili, tentò in ogni modo di spiegare la realtà dei fatti, ribadendo con fermezza che l’esplosione era stata un puro incidente e che nessuno dei civili arrestati aveva alcuna colpa.

Di fronte all’intransigenza dei comandi e alla certezza che l’esecuzione imminente avrebbe strappato la vita a ventidue padri di famiglia e giovani del luogo, il ventitreenne vicebrigadiere compì la sua scelta definitiva. D’Acquisto si autoaccusò dell’esplosione, dichiarandosene unico responsabile e chiedendo in cambio l’immediata liberazione di tutti i prigionieri.

I ventidue ostaggi vennero rilasciati all’istante e si misero in salvo, mentre il giovane carabiniere rimase solo davanti al nucleo di esecuzione. Pochi momenti dopo, Salvo D’Acquisto cadde sotto i colpi del plotone, gridando come ultimo gesto d’amore verso la patria “Viva l’Italia”.

Il suo gesto eccezionale è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria e gli è valso l’avvio del processo di beatificazione.