Maestra muore dopo il ritocco estetico, era in coma da otto mesi

La 56enne Clara Palaoro, operata in una clinica del Vicentino, non si è più risvegliata. La Procura indaga per omicidio colposo.

Trento – Doveva essere un piccolo intervento di routine, uno di quelli “che si fanno tutti i giorni”. Invece si è trasformato in un calvario lungo otto mesi, finito nel modo più atroce. Clara Palaoro, maestra di 56 anni di Pergine Valsugana, in Trentino, è deceduta all’ospedale Santa Chiara di Trento, dopo aver trascorso in un letto, priva di coscienza, l’ultimo tratto della sua vita. A spegnere per sempre i suoi occhi, un intervento di chirurgia estetica che avrebbe dovuto essere semplice e senza rischi.

Tutto comincia il 28 gennaio scorso, quando Clara varca la porta di una clinica privata di Marostica, in provincia di Vicenza, il Poliambulatorio Marostica Salus. Un ritocco come tanti, la fiducia di chi si affida a mani esperte. La donna si risveglia dall’operazione, ma poche ore dopo il suo quadro clinico precipita all’improvviso: un malore la trascina in un baratro dal quale non tornerà più.

Da quel momento inizia una corsa disperata contro il tempo. Clara viene ricoverata nella struttura riabilitativa di Villa Rosa, a Pergine Valsugana, dove i familiari si aggrappano a ogni minimo segnale di ripresa. Ma il coma vegetativo non concede tregua. Con il passare dei mesi le sue condizioni si aggravano ancora, fino al trasferimento all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove il cuore della maestra ha smesso di battere dopo una decina di giorni.

A piangerla ci sono le due figlie, Miriana e Sara, nate dal precedente matrimonio, e il compagno Alessandro Avi, anche lui trentino, che ora non ha alcuna intenzione di arrendersi al silenzio. Qualcuno ha sbagliato, voglio andare fino in fondo”, è il suo grido di dolore. “Il mio obiettivo è portare giustizia per una leggerezza che ha portato a una tragedia sconvolgente. Posso smuovere il mondo intero“. Assistito dall’avvocato Christian Gecele, l’uomo ricorda con la voce rotta: “Doveva essere un piccolo intervento estetico come se ne fanno tanti. Mai avremmo immaginato che sarebbe successo questo dramma”.

Sono state proprio le figlie, tramite un legale, a presentare un esposto alla magistratura per chiedere di accertare le esatte cause della morte. La procura di Vicenza ha aperto un fascicolo già da mesi: si partiva dall’ipotesi di lesioni colpose gravissime, ma dopo il decesso il reato ipotizzato si aggrava in omicidio colposo. Al centro delle indagini ci sarebbe una possibile ipossia – la mancanza di ossigeno al cervello – e il sospetto che i soccorsi del personale sanitario siano stati tardivi.

Nei prossimi giorni sarà l’autopsia a provare a dare un nome a ciò che è accaduto in quella sala operatoria. Il Poliambulatorio Marostica Salus, attraverso i propri legali, ha fatto sapere che per ora non rilascerà dichiarazioni, visto il procedimento penale in corso. Resta il vuoto di una casa e di una scuola, e la promessa di un uomo che non smetterà di cercare la verità.