Inchiesta su presunti aumenti di capitale fittizi e prestiti statali drenati: scattano le misure cautelari per dieci manager.
Milano – Nella mattinata odierna, i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, nei confronti di 10 soggetti, di cui due sottoposti alla custodia in carcere e otto destinatari di misure interdittive del divieto di esercitare professioni contabili e del divieto di esercitare imprese o assumere uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per la durata di mesi dodici.
Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Gip all’esito degli interrogatori preventivi, ex art. 291 comma 1-quater c.p.p., tenutisi in data 11 settembre 2026, in relazione alle diverse condotte di reato ascritte agli indagati per le ipotesi di reato di manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazione di erogazioni pubbliche. Per tali fatti sono stati contestati dalla Procura della Repubblica di Milano anche i correlati illeciti amministrativi da reato ex D.Lgs. 231/2001 per i reati commessi a vantaggio delle società quotate oggetto di indagine da parte degli apicali.
Come già anticipato nel comunicato stampa diramato il 29 luglio u.s. le attività di indagine, svolte anche con la collaborazione di CONSOB, avevano evidenziato condotte illecite da parte dell’amministratore delegato e del direttore generale delle società quotate, con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti, finalizzate a sottoscrivere fittizi aumenti di capitale, drenare liquidità dalle società quotate, raccogliere fondi anche attraverso l’ottenimento di finanziamenti garantiti dallo Stato per destinarli a fini diversi da quelli indicati nel contratto di finanziamento, frodare il mercato finanziario attraverso l’utilizzo distorto dello strumento dei Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard (POC) per oltre 30 milioni di euro.
In relazione a quest’ultima condotta, le società quotate, anche al fine di posticipare il gravissimo stato di dissesto in cui versavano, avevano stipulato dei contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità fornita, avrebbe ottenuto un quantitativo di azioni corrispondenti all’importo del prestito erogato (nonché ingenti commissioni pari al 5% del prestito).
È stato tuttavia accertato che, in realtà, il sottoscrittore era una società italiana le cui quote sono state oggetto di sequestro e che la liquidità così ottenuta proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore delegato nonché dalle medesime società quotate.
Con tale schema fraudolento, che, secondo l’impostazione accusatoria, integra il reato di manipolazione ex art. 185 TUF (di tipo informativo ed operativo), gli indagati avrebbero ottenuto un vantaggio economico derivante dalla vendita delle nuove azioni emesse nell’ambito dei POC e dall’incasso di ingenti commissioni, oltre ad aver ingannato e danneggiato il mercato diluendo il numero di azioni disponibili sul mercato stesso, grazie alla conversione delle obbligazioni e conseguente deprezzamento dei titoli.