Fatture false per quasi 5 milioni di euro: maxi sequestro

Cinque persone e quattro società sono coinvolte nell’indagine. Contestata anche l’indebita percezione della NAspi e dei contributi Covid.

Parma – I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale, su richiesta di questo Ufficio di Procura, nei confronti di 4 società ubicate a Parma e Fontanellato – operanti nel settore dei trasporti su strada – e di 5 persone fisiche, tra cui un consulente fiscale.

Con il decreto è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e, in alternativa, per equivalente, di beni mobili, immobili e disponibilità liquide fino alla concorrenza dell’ammontare complessivo di oltre 900.000,00 euro, pari all’ammontare delle imposte complessivamente evase dal sodalizio investigato.

Il provvedimento è scaturito da articolate indagini di polizia giudiziaria dirette da questa Procura della Repubblica e condotte dai militari della Tenenza di Fidenza, che hanno permesso di ipotizzare la commissione di gravi reati di evasione fiscale mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture false. È stata, inoltre, scoperta una truffa ai danni dello Stato per l’indebita percezione di somme di denaro riconosciute a titolo di NASpI e di contributi a fondo perduto erogati al tempo dell’emergenza da Covid-19.

Secondo la ricostruzione investigativa, due distinte società operanti nel settore dei trasporti su strada, che si sono avvicendate nel tempo e la cui gestione sarebbe riconducibile ad un’unica persona fisica, coadiuvata dagli altri indagati e da un commercialista, avrebbero realizzato un sistema fraudolento basato sulla somministrazione di personale assunto da diverse impresecartiere”.

Questo meccanismo aveva il solo scopo di far ricadere su queste ultime tutti i debiti d’imposta legati sia ai contributi maturati in relazione ai rapporti di lavoro, sia alle imposte sui redditi e all’IVA. Infatti, i dipendenti delle società cartiere, al di là della formale assunzione in tali aziende, avrebbero lavorato sempre per lo stesso datore di lavoro e presso la stessa sede, di fatto corrispondente alle due società di trasporto.

In altri termini, secondo l’ipotesi accusatoria condivisa dal Gip, le due società di trasporto, mediante l’artificioso trasferimento in capo a più cartiere del ruolo di datore di lavoro e dei connessi obblighi di versamento delle imposte e dei contributi previdenziali ed assistenziali, avrebbero beneficiato di un’illecita somministrazione di manodopera che avrebbe loro garantito, da un lato, l’acquisizione di forza lavoro a costi molto vantaggiosi e, dall’altro, l’indebita detrazione dell’IVA applicata alle fatture per operazioni soggettivamente inesistenti emesse dalle società “cartiere”. Le società cartiere, a loro volta, si sono rese totalmente inadempienti agli obblighi di versamento di contributi previdenziali e assistenziali oltre che delle imposte.

Per le condotte fin qui descritte sono stati contestati al principale responsabile della frode e agli altri soggetti coinvolti nelle indagini, i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti per un ammontare pari a quasi 5.000.000,00 di euro (artt. 2 e 8 d.lgs. 74/2000).

Tra i vari soggetti ritenuti coinvolti negli illeciti fiscali vi è un commercialista, che, in qualità di consulente fiscale e del lavoro, nonché depositario delle scritture contabili di tutte le società coinvolte nella frode, si sarebbe occupato di ogni adempimento di natura fiscale e 2 giuslavoristico, fornendo un contributo attivo ed efficace alla realizzazione delle attività illecite.

Vi è poi un altro soggetto, a cui carico viene ipotizzato il reato di truffa ai danni dello Stato, per aver percepito indebitamente l’indennità NASpI per l’importo di 12.331,70 euro; l’indagato si era fatto assumere in modo ritenuto fittizio da due delle società “cartiere”, che hanno anche predisposto delle buste paga, ritenute artificiosamente gonfiate con l’inserimento di premi ad personam al fine di innalzare la media imponibile utilizzata dall’INPS per calcolare l’importo della NASpI dopo il licenziamento. Tali società, peraltro, non hanno mai versato all’INPS né i contributi legati al falso rapporto di lavoro, né il ticket di licenziamento dovuto dalle stesse al momento della cessazione. Infine, al principale indagato e a un suo stretto collaboratore è stata contestata l’ulteriore condotta di indebita percezione di erogazioni pubbliche a seguito dell’indebita percezione di un contributo a Fondo Perduto di 12.787,00 euro a titolo di sostegno, introdotto dal c.d. Decreto Rilancio (art. 25 D.L. 34/2020) per aiutare le imprese colpite dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Nell’ambito dell’esecuzione del provvedimento del GIP, sono state eseguite perquisizioni e sequestri in vari comuni delle Province di Parma e Reggio Emilia nei confronti dei soggetti economici e delle persone fisiche a vario titolo coinvolte nelle indagini.

Con il presente comunicato si intendono sottolineare, da ultimo, i seguenti aspetti, che
denotano la particolare rilevanza pubblica dei fatti:

  1. in primo luogo, l’ammontare certamente rilevante della frode fiscale posta in essere, che riguarda complessivamente imposte evase superiori a 900.000,00 euro, con conseguente ingente danno finale per le casse dello Stato, fatto in sé obiettivamente
    grave;
  2. in secondo luogo, le condotte criminose contestate non solo costituiscono una frode in danno dell’Erario attraverso il mancato versamento delle imposte, ma finiscono per alterare profondamente la leale concorrenza tra operatori del settore consentendo, alle imprese che appaiono aver preso parte al circuito illecito, una maggiore competitività rispetto alle altre imprese oneste e rispettose delle regole;
  3. in terzo luogo, si ritiene rilevante l’abuso operato dagli indagati con riguardo all’indennità di disoccupazione e dei benefici garantiti nel periodo COVID, con la conseguente sottrazione di importanti risorse all’economia sana del Paese.