A Federica Pietramala è stata assegnata una menzione speciale “per l’impegno nella promozione e diffusione della cultura della legalità”.
Bologna – Si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Pio La Torre. L’iniziativa, giunta alla sua decima edizione e promossa dalla CGIL nazionale, Avviso pubblico e dalla Federazione nazionale Stampa italiana, intende mantenere viva la memoria del sindacalista e parlamentare ucciso da Cosa Nostra il 30 aprile 1982 insieme a Rosario Di Salvo, valorizzando le migliori esperienze di amministratori locali, sindacalisti, dipendenti pubblici e giornalisti che si sono distinti nella difesa della democrazia, nel contrasto alle mafie, alla corruzione e per la diffusione di una cultura della legalità e della responsabilità.
Per la categoria “Sindacalisti”, Federica Pietramala segretaria generale FLAI CGIL Pollino Sibaritide Tirreno è stata insignita di una menzione speciale “per l’impegno profuso nel promuovere e diffondere la cultura della legalità e della responsabilità civile”.
Dopo la tragedia di Amendolara, consumatasi il 1 giugno scorso la presenza e l’attività sul territorio di Federica sono state fondamentali per la presa in carico dei superstiti offrendo costante supporto alle famiglie delle vittime e costituendo il raccordo con le istituzioni per garantire protezione, tutela individuale e assistenza legale.
Grazie al lavoro di Federica, FLAI e CGIL hanno organizzato in soli tre giorni una grande manifestazione nazionale ad Amendolara, unendo migliaia di persone contro lo sfruttamento del lavoro agricolo e a difesa dei diritti, della legalità e della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici che portano ogni giorno il cibo sulle nostre tavole.
“Ricevere un premio intitolato a Pio La Torre – commenta Federica Pietramala – rappresenta per me una responsabilità prima ancora che un riconoscimento ed è un riconoscimento che non appartiene a me e neppure soltanto alla nostra organizzazione. È di Waseem, Amin, Ullah e Safi, che hanno perso la vita ad Amendolara, per aver rivendicato i propri diritti, di Armani e Taji, che sono sopravvissuti e ancora stanno lottando per ottenere. La nostra battaglia per la legalità non può essere separata dalla battaglia per un lavoro dignitoso, per i diritti e contro ogni forma di sfruttamento”