La perizia che riapre il caso Caliendo

Secondo i consulenti, l’uso tempestivo di un cuore artificiale avrebbe garantito al piccolo Domenico oltre il 70% di probabilità di sopravvivere.

Napoli – L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta a seguito dell’intervento eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli, si arricchisce di un documento chiave. I consulenti tecnici nominati dal giudice per le indagini preliminari, i professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, hanno depositato una dettagliata relazione di oltre cinquecento pagine che analizza le decisioni sanitarie prese all’interno del reparto di terapia intensiva.

L’elemento centrale emerso dalle valutazioni dei periti riguarda l’impiego dei macchinari per il supporto cardiaco. La perizia evidenzia come l’installazione entro le prime 72 ore del dispositivo Berlin Heart, in sostituzione del sistema ECMO, avrebbe evitato il progressivo cedimento degli altri organi. Questa scelta terapeutica avrebbe mantenuto il bambino nelle condizioni cliniche idonee per accedere a un nuovo intervento quando, a metà febbraio, si presentava la disponibilità di un secondo organo compatibile. Secondo la ricostruzione degli esperti, l’accesso al ritrapianto in quelle condizioni avrebbe offerto una speranza di vita a medio e lungo termine superiore al 70%.

L’elaborato peritale prende inoltre in esame la cronologia delle manovre chirurgiche effettuate in sala operatoria, facendo emergere presunte incongruenze tra le tempistiche di rimozione del cuore danneggiato e la documentazione riportata nelle cartelle cliniche. Sulla base di questi rilievi, la difesa della famiglia ha espresso la volontà di sollecitare la Procura verso una ridefinizione del capo d’imputazione, ipotizzando il reato di omicidio volontario per i professionisti coinvolti.

Il quadro probatorio e le conclusioni dei tecnici saranno oggetto del confronto giudiziario fissato per le giornate del 12 e 13 novembre, quando si svolgerà l’incidente probatorio davanti al Gip Mariano Sorrentino. In quella sede verranno esaminate le posizioni dei sette medici della struttura partenopea attualmente iscritti nel registro degli indagati.