Dalle piazze piene alla guerriglia urbana: scontri, devastazioni e decine di feriti travolgono i cortei nelle principali città.
Quella che doveva essere una giornata di mobilitazione sociale capillare e diffusa in oltre tredici città italiane si è trasformata in un sabato di forti tensioni e disordini, in cui la situazione è completamente sfuggita di mano al controllo organizzativo e dell’ordine pubblico. La protesta, promossa sotto la sigla “Italia in Piazza” e rimbalzata per settimane sui canali social e sulle piattaforme di messaggistica per dare voce al malcontento generale contro il caro vita, l’aumento dei carburanti, i salari insufficienti e la pressione fiscale, ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini, famiglie, studenti, collettivi e sigle sindacali di base.
Tuttavia, l’intento originario di portare in piazza rivendicazioni economiche e sociali è stato rapidamente oscurato dall’infiltrazione di gruppi frangiati e violenti che hanno trasformato diversi centri storici in veri e propri contesti di scontro frontale con le forze dell’ordine.
Il teatro dei disordini più gravi si è registrato a Milano, dove il corteo principale composto da oltre cinquemila persone si è spezzato in più tronconi lungo le vie del centro e la situazione è sfuggita di mano nel giro di poche ore. Gruppi di giovani con il volto coperto hanno scatenato fitti lanci di sassi, bombe carta, petardi e transenne contro lo schieramento di polizia e carabinieri, spingendosi fino al sagrato del Duomo.
La piazza principale della città è stata inghiottita dal caos: sono state erette barricate con i tavolini e gli arredi dei bar devastati, dato fuoco alle aree circostanti il monumento equestre e danneggiati i mezzi blindati delle forze dell’ordine. La tensione si è spostata fin dentro la Galleria Vittorio Emanuele II, dove le cariche di alleggerimento della polizia hanno costretto turisti e passanti ad asserragliarsi all’interno delle boutique di lusso con le saracinesche abbassate. Il bilancio milanese tracciato dai soccorsi sanitari conta venticinque feriti trasportati negli ospedali, tra cui dieci appartenenti alle forze dell’ordine, mentre cinquanta persone sono state accompagnate in Questura per identificazioni e accertamenti.
Scene di analoga violenza e devastazione hanno interessato Bologna, in particolare nella zona nevralgica della stazione ferroviaria e in Piazza Medaglie d’Oro. I blocchi dei collettivi e dei giovani manifestanti si sono scontrati a lungo con gli agenti, causando ingenti danni a vetrine di esercizi commerciali, cantieri edili, bidoni dell’immondizia e decine di e-bike a noleggio scagliate in mezzo alla strada. Per contenere i disordini, le forze dell’ordine hanno dovuto fare un uso massiccio di idranti e sparare oltre quattrocento lacrimogeni. A Bologna il bilancio finale registra almeno trentasei appartenenti alle forze dell’ordine feriti e contusi, oltre a quattro minorenni arrestati in flagranza con l’accusa di resistenza aggravata e numerose posizioni al vaglio della magistratura.
A Torino, dopo una partenza pacifica in Piazza Castello caratterizzata dalla presenza di cittadini che chiedevano di non politicizzare la piazza, la manifestazione è sfuggita di mano ed è stata deviata verso la stazione di Porta Nuova da gruppi incappucciati. Un gruppo di dimostranti si è staccato dal corteo facendo irruzione all’interno della stazione per vandalizzare la libreria Feltrinelli, rovesciando scaffali e allestimenti e provocando la chiusura temporanea degli accessi ferroviari.

Successivamente, un fitto lancio di pietre e bottiglie contro gli agenti a protezione dello scalo è stato disperso con i lacrimogeni. Tensioni diffuse si sono verificate anche in altre città lombarde e venete: a Brescia il termine del corteo è stato segnato dal lancio di sedie e suppellettili contro le forze dell’ordine in piazza Paolo VI; a Bergamo un corteo studentesco è sfociato in due arresti, cinque denunce e due agenti feriti; a Verona la Questura è dovuta intervenire per blocchi stradali effettuati rovesciando cassonetti nei pressi di piazza Bra, portando al fermo di cinque giovani. Le uniche eccezioni di mobilitazione interamente pacifica si sono avute in piazze come Genova, dove circa duecento persone hanno sfilato per il centro storico con bandiere e striscioni senza incidenti.
L’escalation di violenza ha provocato un’immediata ed aspra reazione da parte delle istituzioni e della politica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato duramente gli scontri, sottolineando come mettere a ferro e fuoco le città non abbia nulla a che vedere con il diritto di manifestare e chiedendo una presa di posizione ferma e priva di ambiguità a tutte le forze d’opposizione. Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto e i sindaci dei comuni colpiti, tra cui la sindaca di Brescia Laura Castelletti, i quali hanno evidenziato con rammarico come la violenza cieca di pochi individui finisca per oscurare gravemente le motivazioni e il disagio economico reale che migliaia di cittadini e giovani avevano scelto di portare in piazza in modo civile.



