Lavori da casa? Ecco gli errori che spalancano la porta agli hacker

Le truffe via mail sono sempre più credibili: VPN, autenticazione e aggiornamenti proteggono dispositivi e dati aziendali.

Lunedì mattina, tavolo della cucina, caffè ancora caldo. Arriva una mail del “supporto IT” che chiede di confermare le credenziali di Microsoft 365 entro un’ora. Il logo è quello giusto, il tono anche. Basta un clic distratto e qualcuno entra nella tua casella aziendale.

Secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), nel primo semestre 2026 le campagne via posta elettronica sono state all’origine del 40% degli accessi iniziali nelle compromissioni analizzate, mentre un altro 26% è passato da credenziali rubate. A casa manca la rete protetta dell’ufficio, quindi alcune abitudini diventano decisive.

In ufficio firewall e tecnici lavorano in silenzio. A casa la prima linea di difesa sono il tuo router, il tuo portatile e la tua attenzione. Il router ha spesso la password di fabbrica, il computer magari lo usano anche i figli e tra una videochiamata e l’altra si aprono mail senza leggerle bene.

Se l’azienda ti fornisce una VPN, usa quella: dà accesso ai sistemi interni ed è gestita dal reparto IT.

Una VPN commerciale serve soprattutto a freelance e a chi usa dispositivi personali sul Wi-Fi pubblico, dove un hotspot falso dal nome credibile può intercettare il traffico. Nella scelta controlla:

  • una politica no-log verificata da un audit indipendente;
  • protocolli moderni come WireGuard o OpenVPN;
  • un kill switch e una velocità adatta alle videochiamate.

Prima di pagare, leggi recensioni indipendenti. Se stai valutando Surfshark, le Surfshark recensioni di tester e utenti ti dicono se velocità e privacy reggono nell’uso quotidiano. Ricorda però che una VPN cifra la connessione, ma non ti protegge da un link di phishing.

Grazie all’intelligenza artificiale, le mail truffa oggi sono scritte in un italiano corretto e possono imitare lo stile di un responsabile. I segnali da non ignorare restano l’urgenza forzata, le richieste di credenziali o bonifici fuori procedura, i domini con una lettera diversa e i QR code inattesi. Attenzione anche al device code phishing: una pagina Microsoft autentica ti chiede un codice che in realtà autorizza il dispositivo dell’attaccante.

La regola è semplice. Se una richiesta è insolita, verificala con un altro canale, come una telefonata al collega. Vale anche per le note vocali, perché le voci clonate sono ormai molto convincenti.

Non riutilizzare la stessa password. Un password manager, meglio se quello autorizzato dall’azienda, genera e ricorda password uniche. Attiva l’autenticazione a più fattori con un’app o una chiave fisica invece degli SMS e non approvare mai notifiche di accesso che non hai richiesto. Dove sono disponibili, le passkey resistono ancora meglio al phishing.

Cambia la password di amministrazione del router, usa la cifratura WPA3 o almeno WPA2 e collega i dispositivi smart alla rete ospiti. Installa gli aggiornamenti senza rimandarli: l’ACN ha censito oltre 37.000 nuove vulnerabilità nel solo primo semestre 2026. Blocca lo schermo quando ti alzi, cifra il disco e non incollare dati aziendali in chatbot non approvati.

Se hai cliccato su un link sospetto, avvisa subito il reparto IT, non cancellare la mail e cambia la password da un altro dispositivo. Per molte aziende soggette alla direttiva NIS2, recepita in Italia con il decreto legislativo 138/2024, il preallarme all’ACN va inviato entro 24 ore da un incidente significativo.

Lavorare da remoto sposta una parte della sicurezza sulle tue spalle, ma le contromisure sono alla portata di tutti. Verifica i messaggi insoliti, proteggi gli accessi, scegli con cura la VPN e segnala subito gli errori. Comincia da una di queste abitudini questa settimana.