Anziana costretta a vivere in auto: la figlia smentisce l’abbandono

Il caso dell’84enne si arricchisce di un retroscena drammatico. La replica della figlia svela una realtà fatta di patologie, smentite e istituzioni assenti.

Milano – Prima il ritratto di una solitudine disperata, poi la spaccatura familiare consumata in diretta televisiva. Il racconto di Anna, 84 anni ed ex professoressa finita a dormire dentro un’automobile a Milano, doveva essere la cronaca di un dramma della terza età. Ma nel giro di poche ore si è trasformato in una complessa vicenda sociale che mette a nudo fragilità burocratiche e tensioni domestiche.

A portare il caso all’attenzione del pubblico è stato Gianluigi Nuzzi nel suo programma pomeridiano Dentro la notizia, in onda su Canale 5. Le immagini dell’anziana costretta a lavarsi nelle docce pubbliche e a trovare rifugio nel perimetro stretto di un’autovettura avevano suscitato un’ondata di indignazione. La donna aveva raccontato di essere rimasta senza casa a seguito della vendita del proprio appartamento da parte della figlia, trovando soccorso solo grazie al tempestivo intervento dell’associazione Pro Tetto Milano, che le ha garantito temporaneamente una stanza d’albergo.

La narrazione dell’anziana abbandonata a se stessa si è incrinata durante la puntata successiva, quando la figlia di Anna, 58 anni, ha chiesto e ottenuto di intervenire telefonicamente per fornire la propria versione dei fatti.

“Mia madre non è stata abbandonata: è lei che scappa perché non vuole sottostare ad alcuna regola”, ha dichiarato la donna, visibilmente provata. “Ho una documentazione medica che attesta come non possa vivere da sola. È un’accumulatrice seriale”.

Secondo la ricostruzione della figlia, la convivenza sarebbe diventata impossibile a causa delle condizioni igienico-sanitarie generate dalla patologia della madre. La decisione di vendere la casa originaria sarebbe arrivata proprio a fronte dell’insostenibilità della situazione.

Al centro dello sfogo della donna c’è soprattutto il senso di solitudine provato nei confronti delle strutture pubbliche. La figlia ha raccontato di essersi rivolta a più riprese ai servizi sociali e agli uffici d’igiene territoriali senza però ottenere un aiuto concreto o tempestivo per la gestione dell’anziana genitrice.

“Ho chiesto aiuto al mondo, ma sono rimasta sola. Devo ringraziare solo i vecchi vicini di casa se sono riuscita ad andare avanti” ha spiegato, ribadendo la disponibilità a riaccogliere la madre a patto che vengano garantiti i criteri minimi di igiene e vivibilità all’interno delle mura domestiche.

Nel mezzo resta una spaccatura netta: da un lato l’associazione che tutela l’84enne, guidata dal presidente Fernando Barone, che punta il dito contro la famiglia per la condizione in cui è versata l’anziana; dall’altro una figlia che si difende dalle accuse di cinismo parlando di un carico assistenziale non più sostenibile a livello individuale.