La Flai Cgil accusa il governo: trasporti bloccati e costi in crescita minacciano latte, pomodoro e distribuzione dei prodotti alimentari.
Roma – Mentre il blocco della logistica sta mettendo a dura prova il Paese, assistiamo all’ennesima operazione di distrazione di massa: governo e media concentrano il dibattito su vicende che meriterebbero un approfondimento per valutare il malessere delle periferie evitano di affrontare le vere cause della crisi.
Per Giovanni Mininni, Segretario generale della Flai Cgil, i fatti e le responsabilità sono ben diversi: “L’appoggio del Governo alle politiche di guerra è la causa principale, ampiamente prevedibile, dell’aumento incontrollato dei prezzi dell’energia, del carburante e delle materie prime. Il fermo dei trasporti sta paralizzando la filiera. Con i depositi saturi e la merce che non viene distribuita”.
A subire l’impatto immediato di questa paralisi sono la filiera della trasformazione alimentare e l’intero comparto del fresco, a partire dall’industria del latte e del pomodoro, dove le linee di produzione si stanno fermando con il rischio della sospensione delle attività lavorative e produttive.
Mininni non è fraintendibile: “Non si possono scaricare sui lavoratori i costi di scelte politiche ed economiche sbagliate. Il governo ha una chiara responsabilità: far passare come emergenziali, eventi ampiamente prevedibili. Sono più di 10 giorni che al Sud si verificano i blocchi ed era chiaro che avrebbero prodotto ripercussioni sui settori produttivi e che gli scaffali dei nostri supermercati si sarebbero svuotati.”
La Flai Cgil chiede al Governo di smetterla con i depistaggi mediatici e di intervenire subito sulle vere emergenze, ribadite nella manifestazione oceanica de La via maestra di pochi giorni fa: stop al carovita, sanità, lavoro, scuola, pace, diritti e servizi pubblici e una svolta nelle politiche economiche e internazionali che stanno affamando chi lavora. Invece di stanziare 15 miliardi per il riarmo, il governo dovrebbe investire le risorse per il contrasto alla crisi.



