La banda della minicar rischia almeno sette anni

I due ragazzi, di 16 e 17 anni, sono indagati per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e, da ultimo, anche per percosse in concorso.

Roma – Si aggrava la posizione dei due adolescenti, uno di 16 e uno di 17 anni, che, a bordo di una minicar nera, hanno preso di mira sei persone in appena 48 ore, colpendo per gioco, “per divertirsi”. Un passatempo macabro costato carissimo all’attore Davide Iacopini, 42 anni, ancora oggi sospeso tra la vita e la morte in un letto di terapia intensiva.

I ragazzi sono indagati per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e, da ultimo, anche per percosse in concorso. Martedì saranno chiamati a rispondere davanti alla Procura dei minori di Roma: per primo il 17ettenne che era al volante, poi il complice 16enne. Al termine degli interrogatori gli inquirenti decideranno se chiedere misure cautelari più dure, visto che oggi i due restano a piede libero.

Sul tavolo dei magistrati ci sono diverse ipotesi: dall’obbligo di permanenza domiciliare notturna agli arresti domiciliari, fino al collocamento in comunità. Nei casi più gravi non è escluso il carcere minorile. Perché, come ha spiegato il giudice Valerio de Gioia, “quello che per loro era uno scherzo, per noi giuristi è un tentato omicidio“: un reato che può costare una pena minima di sette anni. A pesare, l’aggravante dei futili motivi – la noia – e la possibile accusa di omissione di soccorso.

Tutto comincia la sera del 4 ottobre, intorno alle 21.30. I due salgono sulla minicar e iniziano a girare fino a notte fonda. A Ponte Testaccio spaventano un ciclista con urla e provocazioni; nella fuga il diciassettenne perde un cappellino, che verrà poi ritrovato dai carabinieri. La sera dopo tocca a Davide Iacopini: l’attore viaggia sul suo monopattino quando il passeggero della minicar allunga il braccio e gli fa perdere l’equilibrio. L’impatto contro un’auto in sosta è devastante: trauma cranico, due interventi neurochirurgici, prognosi riservata. I medici stanno riducendo la sedazione in attesa del risveglio.

A tradire i due giovani sono stati i dettagli. Le telecamere di sorveglianza, i dati delle celle telefoniche e, soprattutto, un’applicazione Gps installata sui loro cellulari dai familiari per tenerli d’occhio. Decisivo anche un adesivo con un cobra rosso applicato sulla carrozzeria: riportava il numero del meccanico, che ha confermato di aver truccato il mezzo.

Messi alle strette, i ragazzi hanno cominciato ad ammettere: “L’abbiamo fatto per gioco, ci annoiavamo”. Il 17ettenne, figlio di un carabiniere e proprietario dell’auto, vive a Monteverde; il complice a Testaccio. Entrambi hanno già un precedente per furto. E ora, chiusi in casa e lontani dalla scuola, aspettano il giorno del giudizio.