Isolare il solaio o le falde migliora il comfort tutto l’anno. La scelta dipende dall’uso del sottotetto, dai materiali e dalla struttura.
Chiunque abbia abitato all’ultimo piano di un condominio degli anni Sessanta conosce la sequenza. A luglio, verso le quattro del pomeriggio, il soffitto comincia a irradiare calore come una piastra, e il condizionatore lavora a pieno regime fino a notte fonda senza riuscire davvero a vincere. A gennaio succede l’opposto: i termosifoni sono bollenti, la caldaia gira, ma la stanza non arriva mai alla temperatura impostata e il calore sembra sparire da qualche parte sopra le teste. Non è un’impressione. È il tetto, che in moltissime case italiane è la parte dell’involucro peggio protetta e quella che, a parità di superficie, scambia più energia con l’esterno.
L’aria calda sale, e questo basta a capire perché la copertura sia un punto critico in inverno. Le stime che circolano tra tecnici e certificatori, con tutte le variabili del caso, attribuiscono al tetto una quota rilevante delle dispersioni termiche di un edificio non isolato, che nelle case unifamiliari può arrivare intorno a un quarto o anche a un terzo del totale. Il dato cambia molto in base alla forma della casa, al rapporto tra superficie del tetto e volume riscaldato, alla presenza o meno di un sottotetto che faccia da cuscinetto.
Pesa anche l’età del patrimonio edilizio. Una parte molto ampia delle abitazioni italiane è stata costruita prima della legge 373 del 1976, la prima norma nazionale sul contenimento dei consumi energetici negli edifici, quando l’isolamento delle coperture semplicemente non era previsto. Solai in laterocemento, tegole appoggiate su un tavolato o su travetti, a volte uno strato sottile di guaina. In queste condizioni la trasmittanza termica della copertura è molte volte superiore ai valori che oggi la normativa richiede per una ristrutturazione importante, e la differenza si legge direttamente in bolletta, metro cubo di gas dopo metro cubo di gas.
Per anni l’isolamento è stato pensato quasi soltanto in funzione dell’inverno. Le estati degli ultimi tempi, con ondate di calore sempre più lunghe anche al Nord, hanno spostato l’attenzione. Una copertura esposta al sole per dieci ore può raggiungere temperature superficiali altissime, e se sotto non c’è nulla che rallenti il passaggio del calore, quel calore arriva in casa proprio nelle ore in cui fuori comincia a rinfrescare.
Qui entra in gioco un concetto meno noto della trasmittanza, lo sfasamento termico: il tempo che l’onda di calore impiega ad attraversare il pacchetto del tetto. Materiali leggeri, anche molto isolanti, possono fermare bene il freddo invernale ma lasciare passare il caldo estivo in poche ore. Materiali più densi, come la fibra di legno o il sughero, rallentano il flusso molto di più, fino a far arrivare il picco di calore all’interno a notte inoltrata, quando basta aprire le finestre per smaltirlo. È uno dei motivi per cui la scelta del materiale non può dipendere solo dal prezzo al metro quadro o dallo spessore.
Le imprese che si occupano di coperture, come sa chi ha valutato per esempio l’isolamento termico del sottotetto con Pro-Tetto.it, partono quasi sempre da un sopralluogo per capire com’è fatto il tetto, se il sottotetto è abitabile o soltanto praticabile, dove passano gli impianti e se ci sono già problemi di umidità da risolvere prima di chiudere tutto.
Quando il sottotetto non è abitato, l’intervento più semplice ed economico è spesso quello di isolare il solaio del sottotetto, cioè il pavimento dello spazio sopra l’ultimo piano, anziché le falde. Si stendono pannelli o materassini isolanti, oppure si insuffla materiale sfuso nelle intercapedini, e si separa di fatto la parte riscaldata della casa dal volume freddo sopra. Il cantiere è leggero, non richiede ponteggi e in molti casi si chiude in pochi giorni.
Se invece la mansarda è abitata, o lo diventerà, bisogna isolare la copertura vera e propria, dall’esterno rifacendo il pacchetto del tetto, oppure dall’interno, rinunciando a qualche centimetro di altezza. La prima strada è più costosa ma permette di correggere anche impermeabilizzazione, ventilazione del tetto e ponti termici; la seconda è più rapida, ma richiede attenzione alla barriera al vapore, perché una condensa che si forma dentro l’isolante, invisibile per mesi, finisce per rovinare travi e intonaci.
Sui costi è difficile dare cifre senza un sopralluogo, perché cambiano molto con la tipologia, il materiale e l’accessibilità. Quello che si può dire è che l’isolamento della copertura è tra gli interventi con il rapporto più favorevole tra spesa e risparmio energetico, e che resta tra quelli che possono beneficiare delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica, oggi ridimensionate rispetto agli anni del Superbonus e da verificare di volta in volta con il proprio tecnico. Per chi vive all’ultimo piano, poi, il beneficio si misura anche fuori dalla bolletta, nelle notti d’estate in cui il soffitto smette finalmente di restituire il caldo del pomeriggio e si riesce a dormire senza tenere acceso il condizionatore fino all’alba.



