Colpo di scena nel processo all’eurodeputata di Avs. La Corte d’appello di Milano ha dichiarato nulla la sentenza per un difetto di notifica: si ricomincia da capo.
Milano – C’è un errore di poche righe, nascosto nelle pieghe di una notifica mai arrivata, che oggi fa crollare come un castello di carte una condanna da 300mila euro. La Corte d’appello di Milano, sezione lavoro, ha annullato la sentenza di primo grado che a marzo aveva inchiodato Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, all’obbligo di risarcire due suoi ex collaboratori che l’avevano accusata di averli licenziati senza giusta causa. Tutto da rifare: il processo riparte dalla casella di partenza.
A firmare il provvedimento è la giudice Silvia Marina Ravazzoni, che ha accolto in pieno la tesi dei legali dell’eurodeputata, gli avvocati Federico Manfredi e Chiara Romeo. Il nodo è tutto procedurale, ma pesantissimo: a Salis il ricorso dei due ex assistenti non sarebbe mai stato notificato correttamente, impedendole di difendersi. Una “contumacia inconsapevole”, l’hanno definita i suoi avvocati, che le avrebbe tolto la possibilità di raccontare la sua versione.
Secondo la difesa, l’ufficiale giudiziario si era presentato un’unica volta all’indirizzo milanese della parlamentare, che però trascorre gran parte del tempo all’estero, pur essendo note sia la residenza sia una casella Pec. Un solo tentativo, poi il silenzio. E così la prima sentenza era arrivata quando Ilaria Salis, a suo dire, non sapeva nemmeno che fosse in corso una causa contro di lei.
La vicenda nasce dai contratti di collaborazione firmati nel febbraio 2024, dopo l’elezione all’Europarlamento, e interrotti con effetto immediato pochi mesi dopo. I due ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti, avevano impugnato il licenziamento sostenendo di essere stati messi alla porta senza giusta causa. Non essendosi Salis costituita in giudizio, il tribunale aveva dato ragione a loro, condannandola a versare circa 147mila e 153mila euro: in tutto oltre 300mila euro, una cifra che —-avevano messo nero su bianco i suoi legali in un ricorso di un centinaio di pagine – avrebbe inciso “in modo devastante” sulle sue finanze.
Ora quel verdetto è carta straccia. Il collegio ha accertato la nullità della notifica, dichiarato nulla la sentenza del Tribunale del lavoro e rimesso la causa al primo giudice, compensando le spese di lite. Sul merito, se quei licenziamenti fossero o no legittimi, nessuna parola: si deciderà da capo.
La reazione di Salis è arrivata in pochi secondi, affidata ai social: “Sentenza annullata, riconosciute le mie ragioni”, con l’emoticon delle due dita alzate a V di vittoria. E poi la stoccata: “Il giudizio di primo grado si è svolto in mia totale e incolpevole assenza. Una situazione surreale”. Per gli ex collaboratori, invece, la battaglia legale ricomincia da zero.



