A pesare sulle scelte finali sono l’impatto elettorale delle misure e i complessi negoziati con l’Unione Europea sui margini di flessibilità.
Il Consiglio dei ministri si prepara ad approvare il Documento programmatico di bilancio, l’ossatura economica della prossima manovra finanziaria destinata a essere inviata a Bruxelles. Sebbene il testo definitivo non contenga ancora i singoli dettagli operativi, le ultime vertenze nella maggioranza stanno delineando con chiarezza quali saranno i pilastri della manovra e quali interventi rischiano invece di scivolare in secondo piano.
Uno dei nodi principali riguarda la revisione delle aliquote applicate ai redditi intermedi. Il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha continuato a premere per estendere la seconda aliquota dell’Irpef al 33% fino alla soglia dei 60.000 euro, rispetto all’attuale limite di 50.000 euro. Nonostante un costo stimato contenuto attorno ai 2,7 miliardi di euro, la misura perde tuttavia quota. A rallentarla è la ridotta platea dei beneficiari, stimata in circa tre milioni di persone, un impatto considerato troppo circoscritto rispetto all’esigenza dell’esecutivo di presentare interventi più ampi e tangibili agli elettori.
Al posto della riduzione Irpef, prende sempre più forza il potenziamento del regime forfettario per lavoratori autonomi e piccole imprese. L’obiettivo della Lega è quello di innalzare il tetto dei ricavi da ottantacinquemila a centomila euro per accedere all’aliquota agevolata. Come sottolineato dal vicepremier Matteo Salvini, si tratta di una delle priorità principali per il partito, affiancata alla richiesta di una flessibilità pensionistica per l’uscita a sessantaquattro anni e a un contributo richiesto al settore bancario. L’innalzamento della soglia forfettaria richiederà tuttavia un accordo con le autorità comunitarie per superare i vincoli europei in materia di IVA.
Sul fronte della copertura economica, l’Italia punta ad avvalersi dei margini di flessibilità fiscale concessi dalle clausole di salvaguardia comunitarie. Per compensare il ceto medio, il governo valuta di dirottare le risorse verso settori mirati. Tra le varie ipotesi figurano un contributo destinato agli anziani oltre una certa soglia di reddito e alle famiglie con figli a carico per coprire le visite e gli esami privati non garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale, affiancato da interventi a sostegno della natalità e dall’introduzione di una no-tax area per i giovani al di sotto dei trentacinque anni. Fratelli d’Italia spinge inoltre per la detassazione delle tredicesime, un intervento pensato prioritariamente a vantaggio delle fasce di reddito più basse.



