Il caso CallMat e i 131 esuberi Ericsson riaccendono il dibattito sulle conseguenze occupazionali della trasformazione digitale.
Roma – Il settore delle telecomunicazioni attraversa una fase di profonda trasformazione, nella quale innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, riorganizzazioni aziendali e riduzione dei costi stanno producendo conseguenze sempre più rilevanti sul fronte occupazionale.
Due vertenze, in particolare, fotografano la complessità del momento: quella di CallMat a Matera, dove la riduzione dei volumi legati alla commessa TIM mette a rischio il futuro dell’intera sede, e quella di Ericsson a Genova, dove la multinazionale ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 131 dipendenti del settore Ricerca e Sviluppo.
Sul caso dei contact center pesa inoltre il rapido ingresso dei sistemi di intelligenza artificiale e di automazione, con il sindacato che chiede regole, investimenti nella formazione e strumenti capaci di accompagnare la trasformazione digitale senza scaricarne i costi sui lavoratori. Sul fronte Ericsson, invece, UGL Telecomunicazioni contesta la scelta di ridurre l’organico in un settore strategico come la ricerca, soprattutto alla luce dei risultati economici dell’azienda e della crescente domanda di competenze legate ad AI, cybersecurity, cloud e reti di nuova generazione.
Ne abbiamo parlato con Stefano Conti, segretario nazionale UGL Telecomunicazioni, per approfondire le richieste del sindacato al Governo, alle istituzioni e alle grandi aziende del comparto.
Il caso CallMat di Matera rischia di portare al licenziamento di tutti i lavoratori della sede dopo la riduzione dei volumi da parte di TIM. UGL denuncia anche gli effetti dell’intelligenza artificiale e la mancanza di una strategia complessiva per il settore: quali interventi immediati chiedete al Governo e alle grandi aziende committenti per evitare che l’automazione si traduca in una perdita strutturale di posti di lavoro?
“La vertenza CallMat – spiega Conti – del sito di Matera è emblematica per descrivere la situazione relativa al comparto dei contact center in Italia, con la riduzione dei volumi imposta da TIM, dovuta, secondo l’operatore telefonico, al minor ricorso da parte della clientela al traffico voce, sostituito da altri canali di comunicazione, come chat o messaggistica, e all’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale. Una versione che non ci convince pienamente, in quanto il calo improvviso di decine di migliaia di chiamate, a nostro avviso, non può essere del tutto riconducibile a quanto finora dichiarato da TIM. Per questo, come UGL Telecomunicazioni, siamo stati ascoltati in audizione presso AGCom per chiedere all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di verificare eventuali anomalie nel comportamento degli operatori telefonici nel settore delle TLC, anche rispetto ai contenuti della delibera 255/24/CONS, che aggiorna regole e standard qualitativi per i servizi di assistenza clienti nel settore delle comunicazioni elettroniche”.
“È innegabile – continua il segretario – che l’introduzione massiva dell’intelligenza artificiale stia producendo ciò che, come sindacato, denunciamo da anni: una crisi senza precedenti nel comparto dei contact center. Una crisi confermata anche dal presidente di Asstel, che qualche settimana fa ha dichiarato a rischio 100 mila posti di lavoro entro i prossimi 18 mesi a causa dell’utilizzo di sistemi automatizzati e di intelligenza artificiale. Una situazione che rischia di degenerare in una vera e propria bomba sociale. Oltre alla CallMat di Matera, infatti, sono stati annunciati, per gli stessi motivi, migliaia di esuberi a livello nazionale da parte di diverse aziende di contact center del settore, quali Konecta e System House, solo per citare le più grandi. Esistono inoltre problemi legati alle clausole sociali di committenti energetici come Enel, che prevedono l’adozione dell’IA con conseguenti e inevitabili rischi occupazionali”.
“È bene ricordare che si tratta di aziende localizzate quasi tutte nel Sud Italia, con lavoratori spesso in part-time involontario e una presenza femminile che sfiora il 70%. Di fronte a un simile scenario, il Governo, secondo noi, deve urgentemente destinare risorse alla formazione, per consentire la riconversione professionale di questa platea di lavoratori; attivare immediatamente una cabina di regia nazionale insieme alle parti sociali e datoriali per monitorare costantemente l’andamento del fenomeno; vigilare sulla perdita di attività delocalizzate all’estero che generano licenziamenti; e, soprattutto – spiega Conti – esigere il pieno rispetto dei principi contenuti nell’articolo 1 della legge 132/2025, che promuove un utilizzo corretto, trasparente, responsabile e antropocentrico dell’intelligenza artificiale e prevede una vigilanza sui rischi economici e sociali e sull’impatto sui diritti fondamentali”.
A Genova Ericsson ha previsto 131 esuberi e UGL chiede il ritiro dei licenziamenti, un tavolo al Mimit e l’utilizzo di ammortizzatori sociali conservativi. Quali garanzie concrete dovrebbe assumere Ericsson sul futuro del polo genovese e, se l’azienda non cambiasse posizione, quali iniziative sindacali siete pronti a mettere in campo?
“La procedura di licenziamento collettivo per 131 dipendenti del settore Ricerca e Sviluppo a Genova – specifica Stefano Conti – diviene un caso emblematico e, al contempo, per noi inaccettabile, in quanto la multinazionale svedese non versa in alcuna crisi economico-finanziaria, avendo registrato nel bilancio 2025 un utile netto di oltre 2,5 miliardi di euro, anche in virtù di una decisa politica di riduzione dei costi a livello globale. Una politica che in Italia è stata a dir poco clamorosa: dal 2011 al 2025, infatti, il costo del lavoro è passato da 306.350.310 euro a 170.084.232 euro, con una diminuzione del 44,5%, mentre il numero di dipendenti è passato dalle 4.172 unità del 2011 alle 1.491 del 2025, con una riduzione del 64,3%. Parliamo di licenziamenti che il sindacato, nel corso degli anni, ha provato a contenere dal punto di vista degli impatti sociali attraverso accordi con esodi incentivati o, in alcuni casi, ricorrendo alle vie legali”.
“In un momento in cui cloud, data center e intelligenza artificiale costituiscono elementi portanti della trasformazione digitale, appare paradossale che Ericsson voglia privarsi, attraverso dei licenziamenti, di professionalità appartenenti al settore Ricerca e Sviluppo di Genova, che ha centrato con pieno successo i risultati preventivati nel 2025, sviluppando soluzioni innovative finalizzate ad aumentare flessibilità, dinamicità e protezione nella gestione del traffico dati nell’ambito dei prestigiosi progetti finanziati Horizon Europe. Non solo – continua Conti – Il Mimit ha stanziato a settembre ulteriori 140 milioni di euro di fondi per investimenti nell’innovazione e nelle tecnologie quantistiche, elementi che costituiscono competenze richieste dall’Unione europea nel quadro del Digital Networks Act e del Cloud and AI Development Act, coerentemente con la stessa analisi redatta da Ericsson nel bilancio 2025″.
“La stessa azienda denuncia, sempre leggendo l’ultimo bilancio di esercizio, la crescente necessità di reperire figure qualificate in ambito AI, machine learning, cybersecurity e data protection per costruire e gestire le reti di nuova generazione e sviluppare nuovi servizi. Allo stesso tempo dichiara, nello stesso documento, di voler rafforzare l’impegno per l’innovazione sostenibile attraverso una rete di eccellenza costituita da tre centri di Ricerca e Sviluppo a Pisa, Pagani e Genova, che ospitano circa 600 ricercatori altamente qualificati e hanno prodotto oltre mille brevetti depositati in Italia”.
“Alla luce di tutto ciò – conclude il segretario – perché non puntare sulle professionalità già presenti in azienda, magari aggiornandone le competenze attraverso percorsi di formazione di qualità e certificati? Perché Ericsson esclude a priori la possibilità, per qualsiasi figura prevista nella procedura, di essere riallocata in altri centri in Italia? La perplessità sulla reale necessità di questa procedura di licenziamento collettivo nel settore Ricerca e Sviluppo di Genova appare sempre più evidente, a meno che non si tratti di una mera riduzione dei costi, alla faccia della tanto sbandierata attenzione ai dipendenti. UGL Telecomunicazioni vuole portare questa serie di domande e rendere palesi tali contraddizioni al Mimit e in audizione alla Camera. La vertenza è ancora lunga“.



