“Chi si può permettere la cultura?”: nasce un nuovo laboratorio

Livia Grossi ha aperto un confronto su lavoro, sostenibilità e accesso alla cultura tra teatro, giornalismo, editoria, musica, cinema e arte.

“Chi si può permettere la cultura?”, una domanda aperta per riflettere sulle professioni della cultura e sul prezzo che si paga per mantenersi, ma anche sui costi e le possibilità di accesso dei fruitori. Teatro, Giornalismo, Editoria, Musica, Cinema, Arte contemporanea, Fumetto, Animazione saranno i settori ad essere indagati da Livia Grossi – giornalista che da oltre vent’anni si occupa di teatro e cultura sulle pagine del Corriere della Sera e di altre testate italiane e internazionali – in residenza alla Casa degli Artisti per una nuova ricerca sul campo che pone al centro una contraddizione evidente: alla cultura si attribuisce un grande valore ma spesso chi se ne occupa fatica a trasformare questo valore in un lavoro economicamente sostenibile. E sul fronte accessibilità pubblica, i prezzi spesso non sono per tutti. 

“Chi si può permettere la cultura?” è dunque la domanda di partenza che Livia Grossi sceglie per costruire le fondamenta di una nuova pagina di Giornale Parlato, il format da lei ideato che tra parole, interviste, immagini, video e musica trasforma il palco in una pagina di giornale.

“Attenzione – sottolinea Grossi – l’obiettivo non è costruire l’ennesimo racconto sulle difficoltà di chi fa cultura, piuttosto osservare il mondo della cultura da dentro e con ironia porre domande scomode con la voglia di capire se esistano possibilità diverse”.

Mercoledi 7 ottobre ci sarà una prima restituzione pubblica del lavoro, ancora in fase di progettazione. Non uno spettacolo, dunque, ma un laboratorio aperto nel quale mettere alla prova domande, materiali e possibili forme narrative. 

Il primo a confrontarsi con Grossi sul tema è Franco Broccardi, economista della cultura e della sostenibilità, autore di “Cultura adesso. Un’economia contemporanea” (Nomos, 2025). 

Al centro del talk i meccanismi economici che regolano il settore culturale: il rapporto tra valore e prezzo, sostenibilità, organizzazione, mercato e condizioni di lavoro. 

Un confronto a cui il pubblico è chiamato a intervenire a partire dalla propria esperienza di operatore culturale, ma anche come spettatore, lettore, ascoltatore o visitatore.

La serata prosegue con la proiezione di un video che raccoglie alcuni frammenti del Giornale Parlato e termina con il live “All’anagrafe”, il suo ironico reading sull’identità e il prezzo che si paga per essere sé stessi.