Famiglia nel bosco, dopo 11 mesi i bimbi tornano a casa

Per la prima volta dall’allontanamento del novembre 2025, i tre figli di Nathan e Catherine sono rientrati nel casolare di Palmoli.

Palmoli (Chieti) – Ci sono abbracci che pesano più di mille sentenze, capaci di ricucire in un solo istante una ferita rimasta aperta per quasi un anno. È quello che si è consumato nel casolare immerso nei boschi dell’Abruzzo, dove per la prima volta dopo undici lunghissimi mesi i tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” sono tornati tra le braccia di mamma Catherine e papà Nathan, accolti dal tepore di casa e dagli animali della piccola fattoria che li avevano visti crescere.

Non mettevano piede in quella casa dallo scorso novembre. E martedì, finalmente, il cancello si è riaperto. I genitori hanno atteso i figli stretti l’uno all’altra, dopo aver preparato una grande merenda in giardino per festeggiare quel ritorno tanto sognato. Solo un’ora e mezza, un soffio, ma vissuto come un’eternità di gioia sotto il cielo d’Abruzzo, tra i giochi dei piccoli e le carezze di due genitori che per mesi hanno potuto amarli soltanto a distanza.

“Per la prima volta dopo quasi 11 mesi di assenza, i bambini sono tornati alla casa del bosco”, ha annunciato commosso l’avvocato Simone Pillon, legale della coppia. Un dettaglio, più di ogni altro, misura la disperata tenacia di questa mamma e di questo papà: per non far mancare ai figli neppure un minuto della loro presenza, in ottemperanza alle decisioni del Tribunale, Nathan e Catherine hanno percorso oltre 30mila chilometri in pochi mesi, avanti e indietro dalla casa famiglia. “Un segno di grande amore e capacità genitoriale”, sottolinea il legale.

Per capire il peso di quell’abbraccio bisogna tornare al 20 novembre 2025, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila sospese la responsabilità genitoriale della coppia anglo-australiana e ordinò l’allontanamento dei tre piccoli – una bimba di 8 anni e due gemelli di 6 – dal rudere nel bosco dove vivevano, privo di utenze e di agibilità. Secondo i giudici erano a rischio il diritto alla vita di relazione, la salute e la sicurezza dei minori, complice anche la mancata frequenza scolastica. Una decisione durissima che spaccò l’Italia, diventando un caso politico: il vicepremier Matteo Salvini corse in difesa della famiglia, mentre la premier Giorgia Meloni bollò come “ideologica” la scelta di strappare i bambini a genitori mai accusati di violenza.

Poi, lentamente, il vento è cambiato. L’inchiesta della Procura si è chiusa senza alcun illecito a carico dei coniugi, la perizia finale della consulente del Tribunale ha auspicato il “precoce e positivo ricongiungimento“ della famiglia e il Comune di Palmoli ha messo a disposizione una nuova casa. Fino al via libera dei giudici a un ricongiungimento progressivo, di cui l’incontro di questi giorni è il tassello più dolce.

Ora lo sguardo è tutto rivolto al futuro. “Tra 15 giorni dovrebbero cominciare i pernotti e poi, via via, speriamo la situazione si possa avviare a una soluzione definitiva“, spiega Pillon, che non ha nascosto la propria emozione: “Vedendo la gioia dei bambini, finalmente a casa anche solo per così poco tempo, non ho potuto fare a meno di commuovermi. Per noi quella di Palmoli è la casa nel bosco, ma per loro è la sicurezza, il calore, il nido così a lungo atteso“.