Per il genetista della difesa alcuni esiti sui vestiti della vittima meriterebbero ulteriori approfondimenti.
Milano – A distanza di anni dalla condanna definitiva all’ergastolo di Massimo Giuseppe Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio, tornano al centro dell’attenzione i reperti relativi alle indagini scientifiche condotte sugli indumenti della vittima. Il nuovo elemento arriva da un servizio de Le Iene, firmato da Luigi Pelazza e andato in onda su Italia 1, in cui l’avvocato Claudio Salvagni e il genetista forense Marzio Capra mostrano parte del materiale a cui la difesa ha avuto accesso il 7 febbraio 2025 presso l’Istituto di Medicina Legale di Milano, dopo l’autorizzazione dei giudici.
Si tratta di fotografie finora inedite relative a cinque test eseguiti su diverse porzioni del giubbotto e della felpa di Yara, pensati per rilevare l’eventuale presenza di liquido seminale.
Secondo la lettura proposta dalla difesa, alcune di quelle fotografie evidenzierebbero una seconda banda, seppur debole, in campioni che nelle relazioni ufficiali erano stati classificati con esito negativo. Capra sostiene che un risultato di questo tipo avrebbe dovuto essere catalogato come positivo o quantomeno meritevole di ulteriori verifiche, e individua un segnale simile anche in un test condotto sulla felpa, che a suo giudizio sarebbe comunque compatibile con i tre mesi in cui il capo d’abbigliamento era stato all’aperto, esposto a pioggia e gelo, prima del ritrovamento del corpo della piccola Yara.

Il consulente pone anche un interrogativo sulla presunta disparità di trattamento tra i test: segnali altrettanto deboli, se rilevati nella ricerca di tracce ematiche, sarebbero stati considerati significativi, mentre non lo sarebbero stati per il liquido seminale.
Per dovere di cronaca, va precisato che, allo stato attuale, non si tratta di una prova già accertata: nessun nuovo profilo genetico è stato identificato e la stessa difesa la definisce una lettura che meriterebbe ulteriori approfondimenti con strumenti più sensibili di quelli disponibili all’epoca delle indagini. Resta comunque aperta, secondo Capra, la domanda sull’eventuale provenienza di quelle tracce: “Se fossero state di Bossetti, l’accusa le avrebbe utilizzate per inchiodarlo ancora di più. Ma se non lo sono, di chi sono?”
Yara Gambirasio, tredici anni, scomparve il 26 novembre 2010 mentre si recava alla palestra di Brembate di Sopra dove praticava ginnastica artistica. Il suo corpo fu ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d’Isola, a circa dieci chilometri dalla palestra, al termine di tre mesi di ricerche. Dagli indumenti della ragazza emerse una traccia genetica maschile, ribattezzata “Ignoto 1”, la cui identificazione portò all’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello, il 16 giugno 2014. L’uomo, che ha sempre respinto ogni accusa, fu condannato all’ergastolo in un processo che ebbe proprio in quella traccia genetica uno degli elementi centrali, con la sentenza divenuta definitiva nei gradi successivi di giudizio.