Frode sul Superbonus: arresti e sequestri per oltre 12 milioni

Indagine della guardia di finanza su un sistema di crediti fiscali inesistenti: coinvolti 10 indagati tra persone fisiche e società.

Parma – I finanzieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare personale emessa dal Gip, su richiesta della Procura, nei confronti di un soggetto residente in provincia di Parma posto agli arresti domiciliari.

Gli indagati sono complessivamente 10, di cui 8 persone fisiche e 2 persone giuridiche, ritenuti, allo stato delle indagini, a vario titolo responsabili dei reati di infedele e omessa dichiarazione dei redditi, indebita compensazione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e autoriciclaggio.

Il provvedimento restrittivo segue un decreto di sequestro preventivo per oltre 12 milioni di euro, emesso dalla stessa Autorità giudiziaria ed eseguito dalle Fiamme Gialle lo scorso gennaio. Il sequestro ha riguardato saldi attivi di numerosi conti correnti, quote societarie affidate a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Parma, 13 immobili in provincia di Parma e 5 automezzi.

L’articolata attività investigativa ha riguardato il settore degli interventi edilizi legati al “Superbonus 110%”, gestiti da un General Contractor e da una società di ingegneria incaricata delle asseverazioni tecniche.

Le attività sono state avviate a seguito di verifiche fiscali nei confronti degli operatori economici coinvolti, che avrebbero permesso di ricostruire un vero e proprio modus operandi finalizzato a massimizzare i profitti attraverso la creazione e la cessione di crediti d’imposta inesistenti.

Nel corso delle verifiche fiscali e delle successive indagini sono emerse significative criticità sia nelle asseverazioni tecniche rilasciate dai professionisti abilitati sia nella documentazione necessaria per accedere al beneficio fiscale.

Le indagini, svolte attraverso analisi di segnalazioni per operazioni sospette, ricostruzione dei flussi finanziari, esami documentali e informatici e audizioni di numerosi committenti, avrebbero consentito di accertare:

• la collusione tra tecnici asseveratori e General Contractor, evidenziata dalla mancata esecuzione dei sopralluoghi prima e dopo i lavori, dall’accordo sulle date dei documenti e sugli importi da fatturare per rispettare solo formalmente le scadenze di legge, nonché da gravi irregolarità nelle attestazioni di prestazione energetica;
• l’apposizione di firme apocrife in nome e per conto di clienti ignari;
• la mancata consegna ai committenti della documentazione relativa all’ottenimento del bonus.

Per quanto riguarda le asseverazioni, il professionista coinvolto avrebbe emesso sistematicamente fatture direttamente ai clienti finali al posto del General Contractor, generando e trasferendo crediti fiscali milionari a favore dell’impresa senza il consenso dei committenti.

Gli accertamenti bancari hanno inoltre evidenziato la distribuzione di utili societari non dichiarati, in parte utilizzati per investimenti finanziari e per la costituzione di un trust, con l’obiettivo di rendere più difficile la tracciabilità delle somme, circostanza che ha portato a ipotizzare anche il reato di autoriciclaggio. È stata inoltre rilevata la distrazione di fondi destinati alla creazione di un nuovo soggetto giuridico.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema fraudolento avrebbe consentito di ottenere il massimo credito d’imposta indipendentemente dai lavori realmente eseguiti e dai costi effettivamente sostenuti. I crediti fiscali creati artificiosamente sarebbero stati utilizzati per compensare indebitamente debiti fiscali oppure monetizzati tramite cessione a terzi.

Durante l’esecuzione del provvedimento dell’Autorità giudiziaria sono stati inoltre sequestrati crediti per oltre 800 mila euro presenti nel cassetto fiscale di una delle società coinvolte, per evitare ulteriori utilizzi o cessioni. A seguito delle verifiche fiscali, la società General Contractor ha aderito integralmente ai rilievi relativi alle indebite compensazioni, versando oltre 5 milioni di euro nelle casse dell’erario nell’ambito di un accertamento con adesione.

In conformità con le nuove disposizioni normative, il Gip del Tribunale di Parma ha sottoposto uno degli indagati a interrogatorio preventivo, al termine del quale, ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione dei reati, ha disposto la misura cautelare eseguita nella giornata odierna.