Francesco Coco, il primo bersaglio del terrorismo rosso

Il magistrato che non cedette al ricatto delle Brigate Rosse fu ucciso sotto casa insieme ai due agenti di scorta.

Genova – Erano le 13:30 di un martedì di inizio estate quando Francesco Coco lasciò il Palazzo di Giustizia di Genova per andare a pranzo a casa. Percorse a piedi, come sua abitudine, la Salita Santa Brigida, una traversa stretta che scende verso via Balbi. Il commando delle Brigate Rosse lo aspettava alle spalle. Ventiquattro colpi raggiunsero lui e il brigadiere Giovanni Saponara prima che la scorta potesse reagire. A poca distanza, un secondo gruppo di fuoco cercava l’appuntato Antioco Deiana, rimasto in macchina ad aspettare, perché quel giorno aveva sostituito all’ultimo momento l’autista abituale. Non ebbe scampo neanche lui.

Era l’8 giugno 1976. Cinquant’anni dopo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il magistrato sardo.

“Il primo magistrato a cadere per mano del terrorismo delle Brigate Rosse, in quello che sarebbe stato – ha detto il Presidente – un atto di violenza destinato a segnare profondamente la convivenza civile del Paese”.

La storia di Coco si intreccia con quella delle BR fin dal 1974, quando le Brigate Rosse sequestrarono il sostituto procuratore Mario Sossi, tenendolo prigioniero per oltre un mese. Per ottenerne la liberazione, la Corte d’Assise d’Appello di Genova aveva accordato la scarcerazione provvisoria di otto militanti del gruppo di estrema sinistra «22 ottobre». Coco, allora procuratore generale, non firmò. Verificato che Sossi era stato rilasciato, ma con alcune contusioni, impugnò il provvedimento in Cassazione, ottenendone l’annullamento. Gli otto brigatisti non uscirono di prigione. La notte precedente al ricorso aveva ricevuto una telefonata dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone: aveva anticipato lui stesso al Capo dello Stato la propria intenzione di fare “il suo dovere sino in fondo”.

Il magistrato Francesco Coco

Le BR non dimenticarono. L’omicidio, probabilmente pianificato già per il 5 giugno, primo anniversario della morte di una militante del nucleo storico, fu rivendicato come “rappresaglia esemplare“. Mentre a Genova arrivava la telefonata di rivendicazione, nell’aula della Corte d’Assise di Torino, dove era in corso il processo ai fondatori dell’organizzazione, Renato Curcio e Prospero Gallinari lessero ad alta voce il comunicato. I responsabili materiali dell’agguato non sono mai stati accertati con certezza giudiziaria.

Nato a Terralba nel 1908, Coco aveva attraversato quarant’anni di magistratura dalla Sardegna a Genova, passando per i tribunali militari della seconda guerra mondiale e per anni di processi su sequestri e banditismo. Lasciava moglie e tre figli.

A Genova lo ricordano ancora una sala del Palazzo di Giustizia che porta il suo nome, una targa nel giardino della Questura e una lapide nel punto esatto dell’agguato, in quella salita dove cinquant’anni fa si consumò il primo omicidio del terrorismo rosso italiano.